Scopriamo le grotte più belle della Sardegna

by Katia Ruggeri on

Un tour per la Sardegna, alla scoperta delle grotte più suggestive. Impresa non facile, perché sono davvero numerosi i siti nascosti all’interno delle montagne o comunque nel sottosuolo, ricchi di concrezioni, minerali, corsi d’acqua e persino laghi e spiagge di sabbia sotterranee. Uno spettacolo di colori e silenzio, di forme e di riflessi.

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Grotta di Nettuno

Partiamo da Alghero nella Nurra, parte nord occidentale dell’isola, dove troviamo la grotta più nota: la grotta di Nettuno, a Capo Caccia, è composta di numerosi ambienti comunicanti tra loro, descritti da scrittori e poeti come luoghi fiabeschi. Servita dal porto di Alghero con un collegamento di imbarcazioni turistiche, la grotta di Nettuno si può raggiungere anche dalla cima del promontorio, a quota 120 metri, grazie ai 654 scalini in pietra della “escala del Cabirol” (scala del capriolo), scavata nella roccia. Stalattiti e stalagmiti si sono formate numerose nel corso di milioni di anni.

Usciamo da Alghero e ci dirigiamo verso Sassari. Poi prendiamo la S.S. 131 verso Cagliari e, dopo pochi chilometri, svoltiamo al bivio per Osilo: la S.S. 127, passando da Nulvi e Martis, ci conduce a Laerru (Anglona) dove, in località Tanca Manna, troviamo la grotta di Su Coloru. Per entrare possiamo scegliere tra due ingressi: quello superiore si trova una ventina di metri sopra, rispetto all’ingresso inferiore. Il nome Coloru ha origine dall’andamento tortuoso della cavità che ricorda il colubro, un serpente diffuso nelle regioni del Mediterraneo. Nella grotta di Su Coloru si trovano stalattiti e stalagmiti: una parte della cavità è attraversata dalle acque che sgorgano da una sorgente.

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Grotta del Bue Marino

Ci rechiamo nella costa del Nuorese, dove troviamo la bellissima grotta del Bue Marino nel territorio di Dorgali, raggiungibile in barca dai porti turistici di Cala Gonone, Santa Maria Navarrese e Arbatax. Da terra è impegnativo arrivarci, in quanto non ci sono sentieri segnalati. Sulle pareti sono visibili graffiti preistorici. Nel territorio di Dorgali, sul fianco del Monte S’Ospile, vale la pena visitare la grotta di Ispinigoli: superato l’ingresso, scendendo circa 300 scalini, si accede ad una grande sala sottostante dove una gigantesca colonna calcarea, considerata la più alta d’Europa, alta una quarantina di metri, si innalza al centro della cavità sino a toccare la volta.

Grotta di su Marmuri

Particolare della Grotta di Su Marmuri

Numerose le grotte anche nella confinante Ogliastra. Nei monti di Ulassai, a quota 880 metri, è presente la bellissima grotta di Su Marmuri, i cui soffitti in alcuni punti raggiungono un’altezza di quasi 50 metri. Colpiscono le dimensioni di alcune sale. Duecento scalini conducono all’entrata. Si suggerisce di indossare indumenti adatti, in quanto la temperatura all’interno della grotta di Su Marmuri è decisamente inferiore alla media delle altre grotte della Sardegna.

Alcune grotte ogliastrine sono raggiungibili soltanto dal mare: è il caso della grotta del Fico, nel territorio di Baunei (ci si imbarca a Santa Maria Navarrese). L’ingresso è posto a sette metri dalla superficie del mare. Questa grotta è stata aperta al pubblico pochi anni fa. Alcune guglie di roccia la fanno rassomigliare ai paesaggi descritti da Dante Alighieri nell’Inferno della sua Divina Commedia.

Torniamo nel Nuorese. Nel territorio di Oliena troviamo le grotte di Sa Oche (la voce) e di Su Bentu (il vento), che si insinuano per chilometri nelle viscere del Supramonte. In buona parte sono invase dall’acqua gelida di un torrente sotterraneo, che alimenta alcuni laghetti e richiama molti speleosub da tutto il mondo. I pochi fortunati che sono riusciti a percorrerla, naturalmente adottando le dovute precauzioni, hanno documentato la scoperta di ambienti spettacolari nascosti ai più.

Innumerevoli le cavità anche nel territorio barbaricino. Nella Barbagia di Seulo, in territorio di Sadali, le grotte di Is Janas sono ricche di stalattiti, stalagmiti e colonne. Presentano sei ambienti differenti, cinque dei quali visitabili. Tre concrezioni all’interno del terzo ambiente hanno assunto, nel corso dei millenni, la forma di altrettante “janas” (streghe), che hanno alimentato alcune leggende popolari.

Anche il Sulcis-Iglesiente, nella parte sud-orientale della Sardegna, vanta centinaia di grotte. La più conosciuta forse è quella di Su Mannau, a pochi chilometri da Fluminimaggiore (nei pressi della valle di Antas), della quale è possibile visitare la sala centrale e alcuni rami laterali, in cui fanno bella mostra alcuni laghetti e le stalagmiti. Accanto a Domusnovas troviamo la grotta di San Giovanni, unica in Europa ad essere attraversata da una strada asfaltata: da un ingresso all’altro è lunga più di 800 metri. I popoli nuragici, o addirittura quelli preistorici, edificarono al suo ingresso mura ciclopiche. Durante il periodo delle piogge, le acque di un torrente invadono la strada che attraversa la grotta.

Molto affascinanti le grotte di Is Zuddas, a pochi chilometri da Santadi, alle falde del Monte Meana. Sono ben visibili stalattiti, aragoniti e tracce di fossili. Di grande effetto la cavità più interna e quella conosciuta con il nome di “Sala del teatro”, somigliante a un anfiteatro naturale scavato nella roccia dall’acqua nel corso di milioni di anni. La grotta di Santa Barbara, all’interno della miniera di San Giovanni (Gonnesa), ha un’età stimata in 500 milioni di anni ed è tra le più importanti della Sardegna. Alta sino a 30 metri, fu scoperta durante i lavori di sfruttamento del versante sud della miniera. Il soffitto raggiunge anche un’altezza di 50 metri.

 

Written by: Katia Ruggeri

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