La Provincia di Nuoro: cosa vedere e perchè visitarla

Perchè visitare la Provincia di Nuoro

La provincia di Nuoro offre ambienti talmente vari e diversi che permettono di soddisfare tutte le esigenze.

Chi ama la montagna troverà sul massiccio del Gennargentu una natura selvaggia e incontaminata, ricca di animali selvatici e boschi fitti e misteriosi.

Gli amanti del mare non resteranno certo delusi dalla splendide calette che impreziosiscono la costa rocciosa, con colori abbaglianti e una vegetazione rigogliosa a ridosso delle spiagge. Lo scenario naturale rende la zona adatta agli sport come il parapendio, il trekking, le scalate, le immersioni.

Questo è anche uno dei territori dove meglio si è conservata la storia e la cultura tradizionale sarda: si possono conoscere siti archeologici nascosti e tradizioni etnografiche uniche al mondo.

Se a questo aggiungiamo i buonissimi prodotti enogastronomici, i cui segreti si tramandano di generazione in generazione, possiamo sicuramente affermare che la provincia di Nuoro è una meta imperdibile per chi vuole conoscere il volto più vero della Sardegna.

Cosa vedere

Particolare rilevanza ha la presenza di grotte caratteristiche dei terreni di natura calcarea: tra le più famose quelle della valle di Lanaittu, la voragine Ispinigoli e la grotta del Bue Marino, che prende nome dalle Foche Monache un tempo numerose.

Spettacolare la gola di Su Gorroppu, considerata il Gran Canyon d’Europa, con le pareti alte 400m.

I percorsi sul Gennargentu permettono poi di conoscere non solo una natura ancora selvaggia, ma anche la millenaria cultura pastorale, con i sentieri della transumanza, gli ovili e le caratteristiche “pinnette”, i ripari fatti con muretto di pietre a secco e il tetto di canne e frasche.

Dalle zone interne montane spesso innevate, che occupano granparte del territorio, si passa alle coste frastagliate e selvagge, con grotte e insenature rocciose che rendono unica questa parte di litorale. Bellissime le coste incontaminate di Orosei, Dorgali, Siniscola. Qui è stato istituito il Parco Marino, per cercare di proteggere le numerose specie animali e sopratutto la Foca Monaca, più volte avvistata fino agli anni ’80.

La presenza delle comunità umane fin dalla preistoria ha lasciato numerose manifestazioni megalitiche della civiltà nuragica, ma anche i resti monumentali dei vari dominatori che si sono succeduti nei secoli e che hanno sempre cercato di controllare con le proprie fondazioni le genti bellicose delle montagne.

Imperdibile il villaggio nuragico di Tiscali, nascosto dentro una dolina di origine carsica, che ha al suo interno anche un incredibile bosco di lecci e lentischi.

Non è un caso che qui che si conservino le più antiche tradizioni autoctone, protette dall’isolamento e dalla forte cultura a trasmissione orale.

La Barbagia è tradizionalmente considerata la roccaforte della cultura sarda ed è stata spesso teatro della resistenza agli invasori e dello scontro tra le leggi dello Stato e le antiche norme non scritte che regolavano le comunità locali.

Rinomate le lavorazioni in filigrana dell’oro e dell’argento, la tessitura dell’orabace per tappetti, arazzi e coperte, la ceramica, i coltelli e il legno intarsiato delle cassapanche.

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Da non perdere in provincia di Nuoro

Se vi trovate nella Provincia di Nuoro, vi consigliamo una visita a queste bellissime attrazioni.

La gola di Su Gorroppu

E’ impossibile non restare affascinati da questa gola che viene considerata il Grand Canyon d’Europa, per le sue pareti alte 450 m. scavate nei millenni dalle acque del rio Flumineddu. Sul fondo della fenditura i massi bianchi e levigati conferiscono al paesaggio un aspetto quasi lunare e numerose cascatelle formano laghetti di acqua azzurra talmente belli da mozzare il fiato. Il tutto è contornato dalle piante di oleandro che crescono numerose, con la loro splendida fioritura dai colori accesi.

Si può arrivare solo a piedi su un sentiero di circa due ore che costeggia immense pareti calcaree e il corso del fiume ricco di vegetazione: lunga la strada sono presenti aree di sosta e zone dove si può accendere il fuoco.

E’ un percorso spettacolare che costituisce una delle immagini più caratteristiche e selvagge del Gennargentu, tra il Supramonte di Orgosolo e di Urzulei

Per raggiungere il posto dall’abitato di Dorgali si va in direzione Oddoene e si prosegue sulla valle del Flumineddu seguendo le indicazioni per Tiscali; dopo il Ponte Sa Barva saranno visibili le indicazioni per Su Gorroppu: da qui si prosegue a piedi.

Il villaggio nuragico Tiscali

Il villaggio nuragico di Tiscali si distingue da tutti gli altri presenti in Sardegna per una caratteristica unica: è costruito infatti all’interno di una dolina carsica sulla cima del monte omonimo, invisibile dall’esterno. Una roccaforte facilmente difendibile e nascosta agli occhi indiscreti.

All’interno della fenditura è cresciuto anche un antico bosco di lecci e lentischi che conferisce un fascino senza confronti al posto.

Le capanne sono circa 40, di forma circolare o rettangolare, costruite col basamento in pietra e le pareti in piccole pietre e malta di fango: sono divise in due gruppi forse di diversi periodi, uno a destra e uno a sinistra di chi osserva. Il gruppo sulla sinistra è quello maggiormente conservato, con parte dei muri ancora integri e gli architravi in legno di ginepro.

Una parete della dolina ha un’apertura da cui si vede tutta la valle di Lanaittu e serviva probabilmente a controllare il territorio circostante.

La fondazione del villaggio è ancora misteriosa, ma probabilmente risale ad epoca tarda e costituiva l’estremo rifugio degli indigeni contro l’invasione romana.

La visita è a pagamento ed è possibile fare visite guidate.

Si arriva da Nuoro percorrendo la SS129, superata Oliena si prende la strada per Dorgali e si va in direzione Su Cologone, da qui si prosegue verso la Valle del Lanaittu e in direzione Sud per il Monte Tiscali.

Spiagge di Bidderosa

Bidderosa è un oasi naturalistica formata da 5 calette si stupefacente bellezza all’interno di un parco protetto che si affaccia sul Golfo di Orosei.

Si accede alla spiaggia da un sentiero sterrato di 4km contornato da pini, eucalipti e ginepri; da qui si arriva all’arenile di un bianco splendente, contornato dalle rocce rosse che danno il nome alla zona. L’aria è profumata dai gigli selvatici che crescono sulla sabbia e ricca di iodio.

Il mare color turchese è di una bellezza impressionante: non son pochi i turisti che stentano a credere di essere in Italia e pensano invece di essere finiti ai Caraibi!

Le cale sono tutte diverse l’una dall’altra, adatte a tutti i gusti: quelle sabbiose e col fondale basso ideali per le famiglie con bambini e quelle rocciose per i più solitari.

Alle spalle della spiaggia si trova lo stagno di Curcurica, circondato dalla fitta macchia mediterranea.

L’ingresso nei mesi estivi è a numero chiuso e per entrare bisogna pagare un biglietto che si compra all’ingresso dell’oasi protetta, presso l’ente forestale.

Per raggiungere Bidderosa si percorre la SS125 fino alla sede del Corpo Forestale.

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La regione di Arborea e la Penisola del Sinis

La città di Arborea si distingue in maniera spiccata sotto il profilo architettonico, rispetto alle altre località della Sardegna. Si tratta di un paese sorto per volere di Benito Mussolini, in epoca fascista, e abitato quasi prevalentemente da maestranze e imprenditori giunti dal Veneto e altre zone del nord Italia. Vale la pena di visitarla, proprio per la sua originalità. Da Arborea è facile spostarsi nella pianura strappata agli acquitrini oltre mezzo secolo fa, e giungere al capoluogo di Provincia: Oristano, che dista soltanto una ventina di chilometri.

Oristano richiama molti turisti soprattutto nel periodo del carnevale: in occasione della Sartiglia, evento che propone le tradizioni del periodo giudicale, le strade del centro vengono transennate e predisposte per le spettacolari corse dei cavalli.

Negli altri mesi dell’anno, tuttavia, non mancano i motivi d’interesse, a cominciare appunto dal centro storico, dove spiccano il municipio (di fronte ad esso c’è la statua dedicata a Eleonora d’Arborea), la torre di Mariano II (o Porta Manna) e la cattedrale di Santa Maria. All’uscita di Oristano, vicino alla basilica-santuario di Nostra Signora del Rimedio, ci si immette nella strada che conduce a Cabras: qui visitiamo lo stagno (dove è molto diffusa la pesca, mentre d’estate migliaia di persone seguono le gare dei fassonis) e il Museo Civico.

A pochi chilometri di distanza da Cabras possiamo visitare alcuni siti di notevole interesse. Intanto il villaggio di San Salvatore, sfruttato negli anni Sessanta per la scenografia di un film western: da non perdere la visita guidata al santuario posto sotto la chiesetta dedicata al Santo. Poi, in prossimità delle dune di San Giovanni di Sinis, l’antica chiesa di San Saturnino (VI secolo). Molto belle le rovine di Tharros, la città fondata dai Fenici nell’XI secolo a.C. e poi sfruttata dai Romani.

Nel periodo primaverile-estivo è irrinunciabile una passeggiata lungo la costa della penisola del Sinis, dove sono numerose le località di mare che affascinano per la loro bellezza selvaggia: luoghi incontaminati che, da Is Arutas a Is Arenas, spesso sono caratterizzati dalla presenza di sistemi dunali di sabbia bianca e fine, alternati a rocce e pinete dove è possibile trovare ristoro nelle ore più calde. Per gli amanti della natura, Arborea e Sinis sono ricchissimi di stagni e paludi dove nidificano decine di specie di uccelli.

Questa zona dell’Oristanese propone una gastronomia molto gustosa e varia, soprattutto a base di piatti di mare (il pesce fresco e la bottarga di Cabras sono i più richiesti). Eccellente il vino Vernaccia, prodotto soltanto in questo territorio.Per vivere al meglio la tua vacanza ad Arborea e nella Penisola del Sinis, scegli le esperienze proposte da VaiSardinia.com: CLICCA QUI

Da non perdere ad Iglesias e dintorni

Se vi trovate nelle vicinanze di Iglesias vi consigliamo di dedicare una visita a queste attrazioni della zona… non ve ne pentirete!

Foresta demaniale Marganai

Ricade nei comuni di Domusnovas e Iglesias. La foresta si estende per 3650 ettari. È inserita in uno scenario naturalistico di grande fascino. Il paesaggio è costituito da complessi montuosi vicini e da una vegetazione folta e rigogliosa.

Le cime più aspre si trovano in particolare nella zona settentrionale. L’altitudine dei rilievi varia dai 214 ai 1009 m slm del Monte Nipis. Diversi corsi d’acqua attraversano la foresta creando scorci suggestivi per i visitatori. Sono corsi d’acqua prevalentemente a portata stagionale. Durante i mesi estivi la foresta è meta di molti i visitatori in cerca di fresco.

Alla foresta si accede dalla la SS 126 Iglesias-Guspini attraversando la frazione di S. Benedetto e percorrendo la pista che conduce a Case Marganai.
Si può raggiungere inoltre dalla SS 130 passando dal bivio per Domusnovas e seguendo le indicazioni per la Foresta.

All’interno della foresta si può praticare trekking, fare lunghe passeggiate lungo i sentieri contrassegnati, e corse in mountain bike. È ideale per praticare sport all’aria aperta. Si può visitare il suo giardino botanico, che presenta l’immenso patrimonio floristico di cui questa area è ricca.

Tempio di Antas a Fluminimaggiore

Non lontano da Iglesias, nel territorio del Comune di Fluminimaggiore, si trova la zona archeologica del tempio di Antas.

Si raggiunge percorrendo la SS 126 per Fluminimaggiore fino al km 54,100. Una piccola strada asfaltata sulla destra, con un percorso di circa 1,5 km e con adeguate segnalazioni, conduce alla zona archeologica.

Il tempio Romano, unico in Sardegna nel suo genere, si trova in una vallata posta al centro di un bellissimo anfiteatro naturale. Sebbene l’importanza del sito archeologico è data indubbiamente dai resti del luogo di culto romano, in quest’area sono state rinvenute le testimonianze di un villaggio nuragico (età del bronzo).

I nuragici usarono l’area come luogo sacro e vi sistemarono delle sepolture ad incinerazione. Sono state rinvenute tre tombe a pozzetto del tardo periodo nuragico (età del ferro). Il tempio fu attivo successivamente in epoca precoloniale, punica e, infine, romana.

I resti del luogo di culto cartaginese (500 a.C.), in onore della divinità punica Sid Addir Babay che corrispondeva al dio venerato nel vicino santuario nuragico, Babai, si trovano al di sotto della gradinata d’accesso al Tempio Romano.

Il famoso Tempio romano, risalente al I secolo a.C., fu più volte rinnovato fino all’ultimo restauro datato III secolo d.C., come attestato nell’iscrizione posta sulla sommità dell’edificio che conferma il culto dei romani per il Dio Sardus Pater Babai.

Legate alla storia del santuario, e raggiungibili in 20 minuti di camminata, sono le cave romane, dove sono visibili le linee di taglio dei grossi massi calcarei usati per costruirlo.

Percorrendo a piedi una strada romana si raggiungono le grotte di Su Mannau dove veniva praticato il culto delle acque, come si è appreso dai resti delle lucerne ad olio e delle navicelle votive.

Grotte di Su Mannau (Fluminimaggiore)

Come arrivare
Da Iglesias si prende la SS 126 verso Fluminimaggiore. Poco prima di arrivare al paese si trova sulla destra la deviazione per le grotte, ben segnalate con appositi cartelli.

Si tratta di una cavità tra le più antiche del mondo. Le grotte, divise in due rami, hanno un’importanza speleologica e archeologica. La parte destra è un ampio complesso carsico che si articola su vari livelli. Lo spettacolare ramo destro è stato generato dal fiume Rapido ed è costituito da numerosi e variegati condotti e sale.

In particolare, la prima sala ha una grande rilevanza storica legata al culto dell’acqua, come si evince dai collegamenti con il vicino tempio di Antas e dal ritrovamento di lucerne votive ad olio.

Il ramo di sinistra è originato dal fiume Placido e presenta imponenti sale, come il salone Rodriguez e la sala Serra.

Ci sono due tipi di visita alle grotte. Una guidata di tipo turistico. Un’altra di tipo speleologico, anch’essa guidata da esperti, che consente di vedere parti non aperte agli altri visitatori. L’attrezzatura viene fornita dagli organizzatori delle visite. Le escursioni possono durare dalle 3 alle 8 ore.

Fuori dalle grotte c’è un ampio parcheggio, un bar e tavolini dove è possibile consumare pranzi al sacco.

La temperatura in grotta è di circa 16°. L’abbigliamento deve essere adeguato, soprattutto d’estate.

Sardara: un paese a vocazione termale

Sardara è uno dei centri più importanti del Medio Campidano con i suoi 4000 abitanti e il suo grazioso centro storico ricco di tipiche abitazioni campidanesi. Nel 2005 ha ricevuto la bandiera arancione del Touring Club per le località dell’entroterra che si distinguono particolarmente per l’ eccellente ospitalità.

Il suo territorio pianeggiante balza subito agli occhi a chi arriva dalla SS131 per la terra argillosa color rosso acceso, che contrasta con le tonalità tenui del paesaggio circostante ed è molto ricercata dai ceramisti.

E’ dominata dal Castello di Monreale sulla collina omonima e caratterizzata dalla presenza di uno stabilimento termale sorto nella località delle antiche terme romane. Nel paese è presente anche uno dei santuari più importanti legati al culto delle acque, Sant’Anastasia.

Dove nella provincia

Si trova nella Bassa Marmilla, nella parte centrale della provincia del Medio Campidano, quasi al confine tra le province di Cagliari e Oristano.

Da vedere e da fare

Il centro storico è molto piacevole da visitare, per la presenza delle tipiche case campidanesi fatte in mattoni di fango (“ladiri”): conservano ancora gli enormi portali padronali con le effigi delle corporazioni di appartenenza incise sugli architravi.

Il patrimonio archeologico di Sardara è ricchissimo e riassunto nei reperti conservati nel museo di Villa Abbas nel centro storico, una meta di sicuro interesse per gli amanti della storia.

Numerose anche le deliziose chiesette medievali: San Gregorio del 1300 (a sud della chiesa parrocchiale), la chiesa della Beata Vergine Assunta (in piazza della Libertà), il santuario campestre di Santa Maria Acquas (nella zona termale a NW del paese) e la chiesa tardo-gotica di Sant’Anastasia.

Il vero fiore all’occhiello sono però le terme di Santa Maria Acquas, immerse in un bosco di eucalipti nella periferia nord-occidentale dell’abitato: sfruttano alcune sorgenti di acqua alcalina che sgorgano a 60-70° e sono state ampiamente utilizzate in epoca romana.

L’importanza delle acque in questo territorio è testimoniata anche dal pozzo sacro di Sant’Anastasia, utilizzato in epoca nuragica per il potere curativo della sorgente. Si trova all’interno dell’abitato di fronte alla chiesa omonima.

La vocazione termale continua ancora oggi con il moderno complesso delle Terme di Sardara, dov’è possibile passare momenti di indimenticabile relax.

Di notevole interesse anche il Castello di Monreale che si raggiunge tramite una stradina che dalla zona termale porta ad una collina fossile. Il castello faceva parte delle linee fortificate tra il Giudicato di Cagliari e quello di Arborea ed è stato costruito tra il Duecento e il Trecento dagli Arborea o dall’architetto Giovanni Capula.

Cosa mangiare

A Sardara si possono gustare i piatti tipici del Medio Campidano: fave con lardo, agnello con carciofi o finocchietti selvatici, ravioli alla ricotta e zafferano, il pane “civraxiu”, la torta di ricotta, le lumache al sugo e il buon vino prodotto dalle cantine locali.

Numerosi i ristoranti nel centro storico e nella località termale.

Eventi

A maggio si svolge la sagra della pecora nella località termale: assolutamente da non perdere per tutti i buongustai.

Il 13-14 settembre si svolge la sagra del grano, che permette di gustare i piatti tipici preparati con questo cereale.

Il penultimo lunedì di settembre si svolge la festa di Santa Maria Acquas, che ha tramandato nel corso dei secoli l’antica venerazione per la divinità delle acque. I festeggiamenti durano quattro giorni con esibizione di gruppi folkloristici e cavalieri, degustazioni enogastronomiche e musica tradizionale.

L’8 dicembre un’altra sagra enogastronomica dedicata al vino novello: vengono organizzate per l’occasione anche manifestazioni folkloristiche e mostre.

A Sardara inoltre il Carnevale si distingue la singolare “corsa della strega”, durante la quale i cavalieri cercano di infilzare un anello appeso.

Da non perdere

Il Santuario di Sant’Anastasia

Il profondo rapporto del territorio con l’acqua è testimoniato dal santuario nuragico di Sant’Anastasia, che si trova nell’abitato di fronte all’omonima chiesette tardo-gotica.

Il pozzo sacro risale al X sec. e sfrutta una sorgente di acque ritenute curative: “sa mitzixedda”. E’ formato da una camera circolare scavata con una scalinata di accesso e tholos in pietre basaltiche.

Era chiamata “fontana dei dolori” perchè l’acqua era ritenuta salutifera e utilizzata per curare i mali del corpo. Si trattava di un luogo di pellegrinaggio per malati e sofferenti, che rivolgevano le loro speranze alla divinità femminile delle acque.

Probabilmente all’esterno era presente anche un altare per la celebrazione dei riti religiosi, mentre all’interno della chiesa era presente un pozzetto votivo dove sono state rinvenute numerose offerte. Il culto era associato alla divinità maschile del toro, di cui è rimasta una protome rappresentativa: il principio femminile dell’acqua e quello maschile del toro erano infatti alla base dell’antica religione fertilistica.

Nell’area circostante sono presenti alcune capanne, in cui vennero rinvenuti numerosi oggetti di bronzo e lingotti di rame.

Il villaggio fu abbandonato tra l’VIII e il VII sec. a.C.

Non lontano dall’area archeologica è stata ritrovata la sepoltura di un uomo nuragico del VIII sec.a.C. dove erano presenti due bellissimi bronzetti di arcieri.

Si trova nella parte nord del paese ed è ben segnalato dalle indicazioni all’interno dell’abitato.

L’ingresso è a pagamento.

Le terme

Le acque termali erano probabilmente già note a nuragici e fenicio-punici, ma è nel periodo romano che le Aquae Neapolitanae diventano un centro importante nell’Isola e danno vita ad un vero e proprio centro urbano dotato di foro, teatro e tempio.

Come si sa i romani amavano costruire questi edifici, che rappresentavano un momento importante della vita sociale quotidiana.

I resti degli edifici che sono giunti fino a noi oggi non rendono giustizia alle antiche terme da loro realizzate, che avevano all’epoca un ruolo importante in Sardegna trovandosi lungo la via che da Othoka arrivava a Karalis. Vicino al complesso termale, di cui resta una vasca rettangolare e il basamento di qualche edificio, venne costruito anche un tempio imponente.

Pure in età giudicale il centro era molto frequentato: sappiamo che alcuni Giudici di Arborea utilizzavano lo stabilimento a scopo curativo. In seguito Villa Abba venne abbandonata a causa della malaria e venne riscoperta solo nell’Ottocento.

Oggi un nuovo centro termale poco distante dal paese continua l’antica tradizione e offre percorsi benessere e bellezza, dove si può rigenerare il corpo e la mente.

I resti delle antiche terme si trovano nella periferia nord-occidentale del paese.

Il castello di Monreale

Il castello di Monreale era situato al confine tra il regno di Arborea e il regno di Cagliari e faceva parte della linea difensiva che comprendeva anche il castello di Marmilla e di Arcuentu.

Secondo alcuni venne fatto costruire dai Giudici di Arborea, altri pensano invece che sia opera dell’architetto Giovanni Capula, che realizzò anche le fortificazioni cagliaritane.

E’ citato in un documento del 1309 che lo indica come donazione del re d’Aragona ai sovrani di Arborea.

Gioco’ un ruolo fondamentale nelle lotte contro la conquista aragonese: l’esercito sardo per esempio trovò rifugio all’interno delle sue mura dopo la rovinosa battaglia di Sanluri, che consegnò definitivamente l’ Isola agli stranieri.

La sua funzione comunque non era solo militare, ma anche residenziale, come dimostrano vari testi documentari.

Nel XV sec. divenne proprietà dei marchesi di Quirra e successivamente perse il suo ruolo strategico e venne abbandonato.

Era costruito su tre piani uniti da scale, mentre le cortine sono di pietrame di media grandezza. Il corpo centrale era completamente circondato da mura difensive dotate di ben otto torri e all’interno, nel lato Sud, erano presenti pozzi e cisterne che garantivano l’acqua agli abitanti.

Attorno al castello vero e proprio, che sorge sulla sommità di una collina, si sviluppò un borgo sottostante attorno alla chiesetta di San Michele, il santo guerriero a cui si ispiravano i soldati .

Attorno al castello sono fiorite col tempo storie e leggende di vario genere: la più famosa è quella della musca macedda, una terribile mosca che proteggerebbe il tesoro del castellano, nascosto in un cunicolo segreto sotto l’edificio.

Da non perdere in provincia di Olbia

Ecco alcune delle attrazioni che vi consigliamo assolutamente di non perdere se vi trovate nella provincia di Olbia:

Valle della Luna
La Valle della Luna ha acquistato fama internazionale negli anni ’60, quando il movimento hippy la scelse come luogo di raduno, per la bellezza primigenia e selvaggia dei suoi paesaggi.
E’ formata in realtà da diverse valli separate da rocce, la più alta delle quali raggiunge i 128 m.s.l.m. ed è nota come Il Teschio.
La valle offre tre calette davvero stupende incastonate tra massi di granito giganteschi, modellati dal mare e dal vento: l’erosione ha formato infatti numerose cavità di una certa profondità.
Le fantastiche scogliere e i sentieri impervi richiamano paesaggi lunari e ancora oggi qualcuno sfida il divieto di campeggio per occupare le grotte e le cavità della zona e godere della pace assoluta di questa natura incontaminata.
Pare che qui continuino a svolgersi le “feste della luna”: attorno ai falò notturni si incontrano numerosi giovani di tutte le nazionalità in particolari momenti dell’anno.
Nell’aria si sentono i profumi della macchia mediterranea come il mirto, il lentischio, il ginepro; le spiagge sono di sabbia bianca finissima e il mare è limpido e azzurro.
Il nome deriva forse dal colore chiaro delle rocce, che di notte riflettono la luce della luna creando un’ atmosfera davvero unica.
Non essendo facilmente raggiungibile non è molto frequentata nemmeno in piena estate, ma grazie al mare cristallino è una meta ambita dai sub; è inoltre ideale per i giovani e per chi ama lo snorkeling.

Nei pressi di Capo Testa si prende la strada per il faro e all’altezza del 18° lampione si entra su un piccolo sentiero sterrato in corrispondenza di un enorme masso di granito.

I circoli di Arzachena
La necropoli di Li Muri è il complesso archeologico più noto della Gallura, perchè conserva una serie di monumenti sepolcrali davvero singolari.
Si tratta di una serie di circoli di pietra formati da lastrine disposte in maniera concentrica: al centro si erge un piccolo dolmen formato da lastroni infissi a coltello sul terreno.
La cista centrale conteneva i resti del defunto, di cui sono state spesso trovate le ossa, e tutto il monumento era probabilmente ricoperto con un tumulo di terra.
La necropoli è formata da cinque circoli di ampiezza variabile, dai 5 agli 8 metri di diametro.
Nelle tombe sono state ritrovate tracce di ocra rossa, con la quale probabilmente veniva dipinto il corpo del defunto come simbolo di rigenerazione.
Nell’area funebre sono presenti anche dei menhir , ovvero pietre allungate di grandi dimensioni che si ergono verticalmente sul terreno.
Alcuni ipotizzano che rappresentino un punto di riferimento per le anime dei morti, che potevano qui trovare un rifugio o un’indicazione.
E’ comunque difficile ricostruire il rito funerario praticato a Li Muri: alcuni pensano che la zona fosse adibita alla scarnificazione dei cadaveri, che venivano lasciati esposti al sole e poi collocati nelle piccole tombe centrali.
I defunti erano accompagnati da un ampio corredo formato da collane, pomi sferoidi, armi affilate e vasi di ceramica.
Il periodo di riferimento è il medio-eneolitico (4000 a.C.) e gli aspetti peculiari delle genti di Arzachena restano abbastanza misteriose.

Per raggiungere il sito si prende la SP82, si svolta sulla SS125 e si raggiunge Arzachena; dal centro del paese si prende la SP15 in direzione Bassacutena e si gira al bivio a sinistra: dopo la tomba di giganti di Li Lolghi si trovano i circoli.

Monte Limbara
Il Monte Limbara si trova nella Sardegna nord-orientale e separa la Gallura e il Logudoro; si pensa che il nome derivi da “limen balares”, in quanto segnava probabilmente il confine tra le due popolazioni dei corsi e dei balari.
La cima più alta è Punta Balistreri con i suoi 1362 m.s.l.m.: si chiama così perchè nel XVII sec. vi si rifugiò un certo Balistreri con la sua famiglia, per cercare di salvare la figlia presa di mira da un signorotto locale.
Le rocce granitiche che lo compongono hanno avuto origine nel Paleozoico e sono state interessate da fenomeni vulcanici nell’ Era Terziaria: le precipitazioni nevose e piovose e le escursioni termiche estive hanno inoltre creato un ambiente aspro e selvaggio.
Fino al 1936 il monte era ricoperto di lecci e querce, ma in seguito ad un disastroso incendio venne rimboschito con pini.
La vegetazione varia comunque con l’altitudine: manto basso e cespuglioso sulle vette e boschi di lecci, pini, frassini a bassa quota. Particolare attenzione meritano le piante officinali che crescono spontaneamente nella zona e che sono da sempre al centro di studi e ricerche.
Oltre alla bellezza della vegetazione si possono ammirare le forme bizzarre e varie create dal granito, che rendono il paesaggio davvero ammaliante. Il profilo seghettato e irregolare è proprio la caratteristica principale di questo complesso montuoso, che permette di godere di panorami mozzafiato: nelle giornate più limpide si possono addirittura vedere le coste della vicina Corsica.
Molto numerose anche le fonti e le fontane attrezzate: se ne contano 28 da cui sgorga una fresca acqua oligominerale.
Non è difficile imbattersi in cinghiali, volpi, martore o avvistare uccelli rapaci e aquile reali lungo i percorsi naturalistici che attraversano i boschi.
Sulla cima si trovano un eliporto, una stazione dei carabinieri e i maggiori ripetitori televisivi della Sardegna.
Nei pressi è presente anche una struttura ricettiva, un punto ristoro e un ecomuseo dove opere di artisti contemporanei si alternano alle bellezze naturalistiche secondo i principi della Land Art.
Il Limbara è anche teatro da qualche anno del festival “Time in jazz”, durante il quale artisti internazionali si alternano nello scenario unico dei graniti e dei boschi circostanti.

Per arrivare al Monte Limbara si prende da Tempio la SS392 in direzione Oschiri, al bivio si gira a sinistra.

Il mare e l’archeologia del basso Sulcis

A una trentina di chilometri da Cagliari, Pula è una delle località turistiche più frequentate della costa sud-occidentale della Sardegna: numerose le botteghe artigiane, grazioso il centro storico dove spiccano le tipiche case con cortili e che richiama numerosi turisti nelle afose serate estive. A pochi chilometri dal centro abitato è imperdibile il sito archeologico di Nora, la città fondata dai Fenici nell’VIII secolo a.C. e successivamente diventata un punto di approdo anche per Cartaginesi e Romani.

 

Proseguendo nella strada provinciale nota con il nome di Sulcitana, ci dirigiamo a Domus de Maria (15 chilometri di distanza), dove svoltiamo al bivio e ci dirigiamo alle bellissime dune di sabbia di Chia: questa è una delle località di mare più belle della zona. Tornando nella Sulcitana puntiamo verso Sant’Anna Arresi (dista 32 chilometri, si

passa da Teulada: questo paese è noto per tappeti e coperte, realizzati artigianalmente con una tecnica molto particolare), paese con una chiara connotazione turistica situato a una manciata di chilometri da Porto Pino, dove troviamo un altro sistema dunale tra i più belli e vasti della Sardegna. Vicino alla spiaggia c’è un porticciolo turistico.

 

Venti chilometri separano Sant’Anna Arresi da Tratalias, dove suggeriamo di visitare l’antico borgo medievale dove spicca la bellissima cattedrale dedicata a Santa Maria di Monserrato. A 11 chilometri di distanza, passando per un istmo di terra, troviamo Sant’Antioco e l’omonima isola congiunta artificialmente alla Sardegna. In questa cittadina è d’obbligo una visita all’area archeologica dell’antica città fenicia; anche qui, tuttavia, sono numerose le testimonianze della permanenza dei Romani. A Sant’Antioco troviamo numerosi laboratori artigiani: ceramiche, tappeti, arazzi e maestri d’ascia (tra i pochi che ancora costruiscono imbarcazioni di legno pregiato, secondo una tradizione tramandata di padre in figlio).

A una ventina di chilometri da questa cittadina, nell’estremità nord dell’isoletta, giungiamo al porto di Calasetta e ci imbarchiamo per l’isola di San Pietro, dove meritano una visita sia l’unico centro abitato (Carloforte) che le calette sparse qua e là, spesso protette dalla macchia mediterranea. San Pietro è particolarmente affascinante in primavera e in estate, oltre che nelle giornate soleggiate dell’autunno. Molto apprezzata la gastronomia locale che, in parte, richiama la tradizione della Liguria: tonno, cascà e tutti i piatti di mare. Anche qui è possibile vedere all’opera alcuni maestri d’ascia.

Se si vuole compiere un giro diverso, evitando di percorrere la strada a ritroso, suggeriamo di imbarcare l’auto in direzione di Portoscuso, che dista 22 chilometri da Iglesias: questa città riveste una grande importanza nella storia della Sardegna, e del Sulcis-Iglesiente in particolare. Il suo centro storico merita certamente una visita accurata. Se si vuole tralasciare la parte legata alla cultura mineraria e industriale, ci si può recare nella vicina Domusnovas (12 chilometri, passando dalla Strada Statale 130), nelle cui campagne troviamo le belle grotte di San Giovanni e una importante sorgente d’acqua. Non distante c’è la cascata di Muru Mannu. Per vivere al meglio la vostra esperienza nel Sulcis, scoprite le offerte pensate per voi sa VaiSardinia.com: CLICCATE QUI!

Fonni: il paese più alto della Sardegna

Fonni è il paese più alto della Sardegna con i suoi 1000 metri d’altezza: si sviluppa sul lato settentrionale del Gennargentu.

Il complesso montuoso è formato da scisto e graniti formatisi nell’Era Primaria, accompagnati da tacchi e toneri più recenti.

E’ immerso nella natura incontaminata della Barbagia, formata da alberi secolari e animali selvatici come il muflone, l’aquila reale e il cinghiale: simboli dell’indomita montagna sarda.

Il nome del paese deriva probabilmente da “fonte” come dimostrano le numerose acque sorgive incanalate nelle fontane dell’abitato.

Il paese è nato alla fine del I millennio attorno alla chiesa di San Giovanni Battista.

Vive di un economia agropastorale a cui si è aggiunto da poco il turismo sciistico, con il Bruncu Spina che offre d’inverno l’immagine insolita di una Sardegna innevata.

Dove nella provincia

Si trova sul Gennargentu, nella parte centro meridionale della provincia di Nuoro, vicino al Lago di Gusana.

Confina a sud con Desulo, Ovodda e Villagrande Strisaili, a est con Orgosolo, a nord con Mamoiada, a ovest con Gavoi e Lodine.

Da vedere e da fare

Da vedere la chiesa di San Giovanni Battista che risale al XVI sec. e nasce su una preesistente chiesa gotica: la festa del santo ha sostituito la festa pagana del solstizio d’estate.

In piazza dei Martiri troviamo invece uno degli esempi più importanti del tardo-barocco in Sardegna: la Basilica della Madonna dei Martiri, del ‘600.

Nel centro storico è presente il Museo del Pastore, ospitato in una vecchia casa ottocentesca, ed è possibile anche ammirare numerosi murales che decorano le case lungo le strade del paese.

Nei dintorni è possibile visitare numerosi siti archeologici: il nuraghe Dronnoro sulla strada per Mamoiada, le tombe di giganti di Madau sulla strada per Lanusei e il santuario preistorico di Gremanu con un sistema di fonti, pozzi e templi simbolo dell’antico culto delle acque in Sardegna. Caratteristici di questa zona sono i menhir, le grandi pietre infilate nel terreno in posizione verticale, che testimoniano il culto fallico e fertilistico delle civiltà preistoriche: si trovano in località Santu Micheli e Tramasunnele.

A pochi minuti da Fonni, lungo la strada per la diga Govossai, si trova il paesello fantasma di Pratobello: ospitava le famiglie dei militari di un poligono, voluto dal Governo Italiano nei campi attorno al paese; in seguito alla rivolta della popolazione locale, il poligono venne smantellato e Pratobello è diventata il simbolo della resistenza popolare.

Gli appassionati di trekking potranno usufruire dei numerosi sentieri di montagna per passeggiate indimenticabili.

Gli amanti della speleologia invece non possono perdere la visita alle miniere abbandonate di Carreboi.

 

Cosa mangiare

Numerosi nel paese i laboratori per la produzione di pane carasau e dolci sardi, in particolare i famosi “biscotti di Fonni” da gustare a colazione o con il vino banco.

Da assaggiare anche i prosciutti e gli insaccati realizzati con carni locali.

Piatti tipici: “su ministru in lampathu”, “su martinette” e “s’ arremmodde”. Si produce grazie all’altitudine anche un moscato di pregio.

L’ideale per gustare le tipicità locali è il pranzo con i pastori sulle montagne, che potete vivere attraverso le offerte di VaiSardinia.com: CLICCA QUI.

Non mancano comunque nel paese ristoranti e agriturismo.

Eventi

Molto famoso è il Palio di Fonni, secondo in Italia dopo quello di Siena, che si svolge la prima domenica di Agosto e vede lo scontro tra i fantini-pastori e i fantini-professionisti.

Il 24 giugno si festeggia San Giovanni Battista, con processione in costume tradizionale e la preparazione dell’elaborato pane tradizionale chiamato “su co’hone de frores”.

Molto caratteristico anche il Carnevale, nel quale sopravvivono le maschere e le usanze di origine pagana.

A dicembre anche a Fonni si ha la manifestazione “Cortes apertas”, per chi vuole immergersi nei saperi e nei sapori locali.

 

La Gallura e la sua varietà artigianale

La Gallura è un territorio molto vasto, che spazia dal meraviglioso mare delle coste alle suggestive zone dell’interno della Sardegna nord-orientale. Il nostro viaggio nell’artigianato della Gallura parte da Olbia, capoluogo della vecchia provincia di Olbia-Tempio , nel quale è fiorente l’attività dei ceramisti. Tra i pezzi tradizionali troviamo i soprammobili a forma di animali. Questa città è nota anche per i fabbri che lavorano il ferro, realizzando oggetti per gli usi più disparati.

Dal mare alla montagna. La S.S. 127 ci conduce al paese di Calangianus, che dista circa 45 chilometri. Ci troviamo nel regno del sughero, estratto dalle querce che da millenni costituiscono una ricchezza ambientale ed economica di questa area: non a caso, il sughero è lavorato e venduto anche in altre località della Sardegna settentrionale, quali: Tempio Pausania, Olbia, Aggius, Monti e Berchidda, ed è esportato in molti Paesi del mondo. Calangianus, con Tempio e gli altri principali comuni della Gallura, punta molto anche sull’estrazione del granito dalle numerose miniere presenti nel territorio. La pietra che caratterizza il panorama gallurese è largamente impiegata sia nel settore dell’edilizia civile che nelle opere pubbliche. Ecco perché, una volta giunti nella graziosa località di Tempio Pausania (appena 10 chilometri da Calangianus, più a monte), la visita del suo centro storico permette di apprezzare l’austera eleganza che questa pietra conferisce ad edifici e pavimentazione stradale.

Pochi chilometri dopo Tempio, svoltiamo nella strada provinciale che conduce al suggestivo centro di Aggius, facente parte dei Borghi autentici d’Italia. In questo caratteristico paesino, il cui centro storico, interamente in granito e ben conservato, appare come un museo all’aperto, lavorano molti artigiani del settore tessile. Non a caso Aggius, oltre al famoso Museo del Banditismo, ospita il Museo etnografico del tappeto dove sono esposti numerosi pezzi di grande pregio: è possibile apprezzarne la trama, i colori e la fantasia.
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L’arte nell’Arborea e nella Penisola del Sinis

L’itinerario parte dal capoluogo di provincia, Oristano.
La cattedrale romanica di Santa Maria (XII secolo) ha subìto numerosi interventi radicali nel corso dei secoli, a causa di guerre e saccheggi. I due picchiotti di bronzo realizzati dal Piacentino sono del 1228. Visitiamo anche la chiesa di San Francesco d’Assisi (XIII secolo), nella quale è custodito il crocefisso di Nicodemo, opera lignea policroma del XV secolo. La piazza Eleonora d’Arborea, al centro della quale spicca la statua dedicata alla celebre Giudicessa, è caratterizzata dai palazzi in stile neoclassico: Palazzo Comunale, Palazzo Mameli con i suoi pregevoli balconi in ferro battuto, l’Archivio storico. A circa 300 metri, la torre di Mariano II ci riporta ai tempi dei Giudicati: era una delle porte d’ingresso più importanti (non a caso è chiamata Porta Manna, cioè la “porta grande”) e faceva parte della cinta muraria costruita nel 1291 sotto la guida di Mariano II. La torre di Portixedda (significa piccola porta), invece, fu costruita dagli Spagnoli nel XV secolo sui resti di una torre di epoca giudicale.

Usciamo da Oristano, passando dalla S.S. 131 in direzione Cagliari, oppure percorrendo la strada provinciale interna. A pochi minuti d’auto troviamo Santa Giusta, dove è presente una delle più belle chiese romaniche della Sardegna: la cattedrale di Santa Giusta, costruita agli inizi del XII secolo con chiara ispirazione alla scuola di Pisa, nel 1227 ospitò il Sinodo convocato da Papa Onorio III. Il ritrovamento di una cripta (la cui volta è sorretta da piccole colonne) fa pensare ad un luogo deputato al martirio dei cristiani, prima della costruzione della bella cattedrale: forse per questo motivo qualcuno la vorrebbe dedicata alla memoria delle vergini martiri Justa, Justina ed Enedina. Grande curiosità ha suscitato negli studiosi di architettura un particolare: i leoni e le leonesse scolpiti nelle facciate hanno il taglio degli occhi allungato, secondo la tradizione araba (a Granada, in Spagna, ci sono tangibili esempi dello stesso stile).

Proseguiamo sulla strada provinciale e raggiungiamo Arborea, un paese che – dal punto di vista architettonico – si stacca nettamente dalle altre località della Sardegna. Fondato da Benito Mussolini con il nome di Mussolinia (i lavori partirono tra il 1919 e il 1922, laddove sorgevano soltanto paludi), fu inaugurato ufficialmente nell’ottobre 1928 dal re Vittorio Emanuele III di Savoia. Gli imprenditori e i lavoratori giunti dal Veneto e da altre regioni del nord Italia, caratterizzarono le costruzioni di civile abitazione. In generale, spiccano le essenziali e geometriche linee architettoniche dell’epoca fascista.

Torniamo verso Oristano e ci rechiamo a Massama, piccolo paese distante pochissimi chilometri dal capoluogo. La chiesa di Santa Maria Assunta (XVII secolo) presenta diversi stili architettonici. Accanto alla chiesa è possibile visitare l’Oratorio delle Anime, di chiara ispirazione bizantina, che risale al periodo tra l’VIII e il IX secolo.

Percorrendo alcune strade di minore importanza arriviamo a Cabras, nel cui territorio troviamo la chiesetta campestre di San Salvatore e l’omonimo villaggio religioso. La chiesa fu costruita sull’ipogeo di San Salvatore, un santuario pagano risalente all’epoca nuragica, nel quale si esercitava il culto delle acque. Il sito merita certamente una visita, anche per la presenza di numerose testimonianze di affreschi e iscrizioni sulle pareti dei locali sotterranei. Il villaggio fu utilizzato negli anni Sessanta quale set cinematografico per le riprese di alcuni film western, grazie alla presenza delle “cumbessias” (le caratteristiche case che in passato venivano costruite per ospitare i pellegrini in visita ai santuari) in stile ispanico-messicano e il supporto dell’impiego di scenografie.

Occorrono pochi minuti d’auto per arrivare a San Giovanni di Sinis. Sulla strada principale, andando verso la spiaggia, troviamo la basilica bizantina dedicata al Santo (VI secolo d.C.). Si tratta di uno dei più interessanti esempi di struttura paleocristiana della Sardegna. Hanno sempre destato grande interesse nei turisti le capanne di pescatori costruite a ridosso della spiaggia di San Giovanni. Sul telaio in legno venivano fissati i fasci di falasco, un’erba di palude che in dialetto locale è chiamata “sessini” o “cruccuri”. Costruzioni che non hanno altro riscontro nel resto della Sardegna. Purtroppo, la maggior parte di esse è stata abbattuta o distrutta. Per vivere al meglio la vostra vacanza nell’ Arborea e nella Penisola del Sinis, scoprite le esperienze pensate per voi dal team di VaiSardinia.com: CLICCATE QUI!